Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/35

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i galeotti tornavano ai loro dormitorii. Giusto, il grande camerone, dove aveva avuto assegnati una pancaccia, uno strapunto e due grosse lenzuola, Rocco Traetta, aveva un finestrone largo, donde si vedeva il cielo stellato e il mare fosforescente; un finestrone, che restava sempre aperto, troppo essendo insopportabile, col caldo, l'odore di quei corpi umani. Come il gas fu abbassato, come fu suonata la campana seconda del silenzio e già molti dei galeotti di quel camerone russavano, Rocco Traetta guardava quel pezzo di cielo e di mare, dal suo letto. Stridevano, come sempre, a ogni movimento dei galeotti, le catene, le indivisibili catene, glaciali compagne di letto, e il loro rumore eccitava la fantasia di Rocco Traetta. Come sarebbe stato facile fuggire, da quel finestrone.

Ma, ad un tratto, da lontano lontano, una voce si udì, fievole, ma precisa:

— All'erta, sentinella!

Meno lontano, dopo un minuto, un'altra voce disse:

— All'erta, sentinella!

Ancor meno lontano, una terza voce, sonora, forte, chiamò:

— All'erta, sentinella!

Prossimamente, una voce chiamò:

— All'erta, sentinella!

E infine la voce scoppiò sotto il camerone dove