Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/352

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schioccando, le grosse labbra della matrigna; anche Chiarina fece l'atto di baciare. Ma le sue labbra non si mossero, e calde lagrime silenziose le scesero sul volto, sul collo, sul busto del vestito. Giovannino, sereno, beato, guardava la sua fidanzata.

— Chiamami mamma — disse Gabriella intenerita, alla fanciulla.

Costei non rispose, taciturnamente continuando a piangere.

— Chiamami mamma — ripetette, quasi piangendo, umilmente.

— Mamma, mamma — scoppiò a gridare, singultando disperatamente, la fanciulla.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Quando Carminella la pinzochera, con quelle sue labbra sottili e violette che si stiravano nel discorrere, con quelle occhiate oblique e false, lo andò raccontando a tutti, nel palazzo Santobuono, nella piazzetta dei SS. Apostoli, nel vicolo delle Gradelle, malgrado il tono fischiante e sarcastico della serva, malgrado le sue perfide e vaghe reticenze, vi fu un generale movimento di soddisfazione. Lo spettacolo continuo di quel costante, invincibile amore infelice aveva intenerito il cuore di tutti i vicini, li aveva disposti a una grandissima pietà.

— Donna Gabriella ha preso una santa decisione — disse quella benevola grassona di donna