Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/358

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pene, ancora non si cancellava. Non voleva domandarle nulla, ecco. Se ella aveva mal giudicato la sua matrigna, se ella era stata ingiusta verso questa donna, la ragazza voleva ricredersi, sì; chiedere una grazia, un favore, giammai. Se ne stava chiusa nel suo carattere sensibile, eccessivo, ostinato, pronto all'emozione, ma non facile a dimenticare. Donna Gabriella, annoiata, picchiava col suo ventaglio sul bracciale della poltrona. Alla fine, seccata da quel volto taciturno di Chiarina, che non si moveva di una linea, chiamava Carminella. La serva sonnecchiava, pregando, in cucina.

— Diciamoci questo santo rosario — mormorava donna Gabriella, senza muoversi dalla sua poltrona, dove stava sprofondata.

Allora la serva prendeva una sedia, s'inginocchiava sulla nuda terra, posava i gomiti sulla paglia della sedia e il viso sulle mani: poi cominciava a dire il Mistero. Donna Gabriella ascoltava, attentamente, movendo un po' le labbra come se anch'essa dicesse le parole. Chiarina smetteva di lavorare, posando l'uncinetto e il filo sul marmo della tavola, mettendosi una mano innanzi gli occhi, come se si concentrasse nella preghiera.

— ... fructus ventris tui, Jesu — finiva di dire la pinzochera, con tono uniforme.

— Sancta Maria, — continuavano a dire, finendo l'Ave, le due donne, donna Gabriella a voce alta. Chiarina sottovoce.