Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/63

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— Non avete un altro nome?

— Quello non conta — fece l'altro con disprezzo.

— Perchè non volete lavorare?

— Ingannalamorte non ha mai lavorato.

— Però la legge vi ha condannato ai lavori forzati.

— La legge può farmi stare qua dentro, non ci è che fare... Ma deve finire, Cristo?

— Non bestemmiate. Avete l'obbligo di lavorare.

— Stare qui, bè, non vi è da fare; portare la catena anche, questo è l'orologio che ci regala Vittorio. Ma faticare, perdio, no, mai Queste parole erano dette con un tetra energia.

— Potrebbe essere un buon titolo, per voi, il lavorare — disse l'ispettore Colonna.

— Che titolo! Sempre venti anni ho da fare. Ma chi sa se li faccio... — soggiunse, in aria di sfida.

— Come?

— Oh, tante cose possono succedere. Posso morire; e posso pure scappare..

— Da Nisida non si scappa — gli disse assai dolcemente, ma con fermezza, il capitano Gigli.

— Si scappa, si scappa — disse trionfalmente il galeotto o si muore. Ma uno, vedete, eccellenza, è scappato.

L'ispettore interrogò con lo sguardo il direttore: costui disse di sì con gli occhi.

— Uno solo, è vero — continuò il fiero galeotto —