Pagina:Serao - Dal vero.djvu/151

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di un abito a quello del cielo ed il cielo ha guadagnato; a quest’ora Ernesto Rénan scrive nel suo gabinetto ed il curato di campagna dice la messa nella piccola chiesa; materialisti ed idealisti portano tutti lo stesso paletôt e percorrono le stesse vie. Gli è che al di sopra di tutto e comprendendo tutto, facendo un poderoso amalgama, composto di scetticismo, ironia, ateismo, sorrisi, lagrime, innamoramenti, poesia bassa e prosa sublime, vi è la vita, la grande, l’immensa verità: la vita con tutte le sue contraddizioni, con le sue pazzie, le sue stravaganze, e le sue regolarità, con la sua falsa gloria in su e la buona in giù, col dubbio desolante e la dolce credenza, con la passione furibonda e l’amoretto platonico, col sospiro e con l’urlo, con Roma, il Medio evo e la modernità: la vita piena, tumultuosa o placida e lenta; la vita che offre ai suoi figli ingrati i più vasti campi da sfruttare; la vita che è sempre bella e nuova, malgrado sia brutta e vecchia; la vita, il più grande dei tesori disprezzati.

Se trovi sulla tua mandola una corda miracolosa che vada dai tôni più gravi a quelli più acuti, che possa esprimere il sogghigno ed il semplice sorriso nello stesso tempo, che possa dare la musica della romanza del Salice e quella della Danse macabre; se la trovi questa corda miracolosa, allora suona l’inno alla vita, buon menestrello!