Pagina:Serao - Dal vero.djvu/93

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90 dal vero.

gio di sole nè profumo di fiori — la natura non voleva forse. Si lasciarono, ritornando ai loro sogni, pentendosi di quel momento in cui avevano arrischiato di perdere il loro tesoro, rivelandolo. Gli anni passarono — morirono.

Costoro il pazzo mondo chiamerà pazzi e sorriderà della loro follia; ognuno che abbia il cosidetto buonsenso li dirà imbecilli e si stringerà nelle spalle per compassione. Eppure, io so che essi furono felici nel loro silenzio, più di molti altri che delirarono nelle ebbrezze di un amore confessato e corrisposto; e che uno dei loro sogni valse più che mille ardenti realtà. Io so che essi non soggiacquero alle volgarità della vita, e che, rispettosi, non circoscrissero il loro affetto in una cerchia gretta e meschina, dove lo avrebbero veduto morire di sazietà.

Perchè il poeta ha detto che vi sono idee vaste, sconfinate, infinite, che non possono sottomettersi a nessuna forma umana. Forse una di queste è l’amore, il quale è tanto più grande in quanto è inviolato; e forse in questa perenne violazione che ne fanno gli uomini, è il segreto della sua morte.