Pagina:Serao - Fantasia, Torino, Casanova, 1892.djvu/31

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parte prima 23

cose più semplici con certe reticenze maliziose e certe franchezze rudi che agitavano quelle fantasie.

— Voglio farmi, quando esco da questa casa, una vestaglia ricamata, come questa tovaglia — disse Casacalenda: — fa bene sulla pelle.

E la provò sulla mano: una trasparenza rosea e provocante.

— Dio, quando uscirò da questa casa! — esclamò Avigliana.

— Ci vogliono ancora tre mesi, otto giorni, e sette ore — disse Pentasuglia.

— Altimare vorrebbe già esser fuori — mormorò Vitali.

— Chissà che castigo avrà — disse Spaccapietra.

— Per me risponderei delle insolenze alla direttrice.

D’un tratto un zittìo si udì. Entrava la vice-direttrice: un avvenimento. Solo per un momento Altimare alzò gli occhi e le batterono le palpebre. Continuò a far filacce. La vice-direttrice si chinò, così per far mostra di niente, su due o tre telai, facendo qualche osservazione. Infine:

— Altimare, la direttrice vi desidera.

Quella si alzò, d’un pezzo solo, camminando rigida, tra due file di collegiali, senza guardare nè a destra nè a sinistra. Le collegiali tacevano, lavorando attivamente.

— Madonna Santa, aiutala tu — pensò Caterina Spaccapietra.


— Me ne parlò la mia sorella maritata: i libri di Zola non si possono leggere — disse Giovanna Casacalenda.