Pagina:Serao - Gli amanti.djvu/47

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Giustino Morelli 37


prima non vi era mai stato, cioè una titubanza continua, una inquietudine che non arrivava a reprimere.

— Di che temi? — gli chiedevo, guardandolo negli occhi.

— Di nulla, cara — mi rispondeva, guardando in su, per isfuggire alle mie indagini.

— E mi ami, mi ami?

— Ti adoro — mormorava lui, con la intonazione antica, così schietta, così sgorgante dall’imo cuore. Ma presto, la mia insofferenza divenne spasimante. Io non poteva stare un giorno senza vederlo; avevo annullato in me ogni repulsione, venuta dal contatto di mio marito con Giustino Morelli, e pretendevo che egli, l’adoratore tenero e soave, vincesse il proprio ribrezzo.

— Non posso — mi diceva lui, piano, con amore, per togliere a questo rifiuto ogni durezza.

— Perchè non puoi?

— Non lo so, ma non posso, Anna. Venire in casa tua, dove vi è lui, mi è insopportabile.