Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/114

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110 per monaca


baciò, poi senza altro dire, baciò le due bambolette sulle due guancie: e le due bambolette, dopo essersi guardate, come facevan sempre, nello stesso tempo, allungarono il labbruccio inferiore e si misero a piangere.

— O care, care, non piangete, — ella disse, tremando, e fece cenno a Maria Gullì-Pausania, che venisse, a consolarle. La futura cognata si avanzò regalmente, diede un freddo bacio sulla fronte di Olga e le disse tranquillamente:

— Ci vedremo a Parigi, fra sei mesi, Olga: io ci verrò con Peppino: tu vi sarai?

— Non so, non so.... — mormorò, confusa Olga Daun, guardando furtiva suo marito, che già si accostava, infastidito, alla porta di uscita.

E Maria Gullì-Pausania si portò in un cantuccio le sue cognatine che singhiozzavano sempre, si mise a parlar loro quietamente, come una vecchia nonna che predica la saviezza, e quelle l’ascoltavano, levandole gli occhi in faccia, come bimbe che si affidano alle promesse della nonna.

— Eccoti dei giacinti, bella mia, — disse Eugenia d’Aragona. — Ritorna, Olga.

— Ritornerò, Eugenia.

— Ritorna presto: è freddo laggiù, qui vi è il caldo, Olgarella. —

E si appoggiò, tutta fidente, tutta innamorata, al braccio di Giulio Vargas.

— Ti rammenti le serate che abbiamo passate insieme, Olga? — disse sottovoce Tecla Brancaccio. — Quello che tu hai desiderato, ecco, ora l’ottieni. Sii felice, cara.