Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/152

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148 nella lava


questo bisogno di andarsene pel grande viale di mezzo, tutto scoperto, sotto la chiara luce delle stelle.

Nel primo viale a destra, dove è doppia la fila dei lampioni, andavano tutti quelli che volevano essere veduti: le ragazze più vanitose che sentimentali, più civettuole che amorose, le quali preferiscono l’ammirazione volgare di venti passeggiatori, all’amore di uno solo; le spose fresche che inalberano il loro primo vestito di seta chiara e il cappello con la piumetta tremolante; le vedove scaltre che un po’ vorrebbero riprendere marito e non si decidono, e intanto godono quello stato transitorio, così pieno di delizie per la vanità femminile; gli uomini che vogliono attirar l’attenzione e i personaggi che si credono importanti. Solo l’ultimo viale a destra, chiamato dei filosofi, piccolo, stretto, oscuro, un po’ sinuoso, era deserto, frequentato solo di giorno, quando il sole lo riscalda. E in tutti quattro i viali, fra gli alberi, fra le bianche statue di marmo, che coronano le fontane e da cui qualche sottile filo di acqua scorre, nella vasca sottoposta, fra il candore delle ninfee, fra i bianchi sedili di marmo già tutti occupati, continuava a sfilare quel biancheggiamento di vestiti, quella processione gentile di ombre femminili, che sono la nota predominante delle serate estive napoletane alla Villa. Nella mitezza dell’aria quelle donne, quelle bianche fantasime avevano qualche cosa di armoniosamente giovanile nel loro andare: e la poesia della notte, dell’estate, degli alberi, della giovinezza, della penombra, le circondava.

Ma il centro della Villa, dove tutte quelle persone