Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/179

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nella lava 175


fa, tutto lezioso, tutto ridicolo, far sbuffare di risa l’assemblea, cantando La mano della signora.

— No — disse — no, non voglio ballare. —

Rimase ritta, guardando quelli che ballavano; le Galanti tanto carine coi loro vestiti nuovi di lana verde cupo, Margherita Falco seducente nella sua tolettina semplice di lana bianca, Annina Casale che faceva svolazzare il suo breve strascico di seta nera, Caterina Borrelli tutta pomposa in un vestito di lana grigia a fascie di velluto nero, finanche Eugenia diventava sopportabile col suo busto di Parigi e il suo vestito di madame Ricco, tutte quante felici di ballare con la persona che amavano o che piaceva loro: ella sentì tutta la vergogna della sua vecchia gonnella di lana crema, del suo vecchio corpetto di raso rosso, delle sue trine lavate; sentì tutta la vergogna di quello stanzone vuoto, sporco, male illuminato, il tetto che è concesso per elemosina; sentì tutto l’isolamento, l’abbandono della miseria quotidiana, incessante, invincibile; un’onda di amarezza le sconvolse il sangue.

Le coppie passeggiavano in giro, per riposarsi; le madri avevano tirati indietro i piedi per non farseli calpestare, e sorridevano alle figliuole di cui erano soddisfatte: la madre Caputo parlava a Matilde Tuttavilla con molta enfasi, ed ella l’ascoltava, molto preoccupata. Enrichetta si dava da fare: aveva condotto Riccarda Galanti in cucina, per darle da bere: una cucinetta nuda, con parecchi arnesi, un piattino di maccheroni freddi sopra un tavolino e un pezzetto di cacio svizzero, la cena di Enrichetta: l’acqua era stata presa in un bicchiere di vetro verdastro, da un