Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/32

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18 telegrafi dello stato


— Spero che lo avrete messo al silenzio!

— Non gli ho risposto, direttrice.

— Va bene. —

La conversazione sulla linea, salvo affari urgenti di ufficio, era severamente proibita. Si era indulgente pei ritardi, per gli errori, per la incapacità; per la conversazione col corrispondente, non mai. Chi parlava e veniva sorpresa sul fatto era punita prima con l’ammonizione, poi con la censura, una pena gravissima; al corrispondente, si faceva una lettera risentita dalla Direzione, per avvisarlo che non vi ricadesse mai più. Eppure era questo il peccato più frequente, commesso con maggior gusto, perchè più pericoloso. Difatti anche in quel silenzio, in quella penombra, pianissimamente, Annina Pescara parlava col corrispondente di Foggia. Costili, dopo trasmesso il telegramma amoroso, aveva subito esclamato:

— Che moccoletto si regge noi, nevvero, signorina? —

E Annina Pescara aveva risposto subito che non le dispiaceva di reggere il moccolo, che l’amore era una bellissima cosa: il corrispondente aveva risposto che l’amore rende infelice tre quarti del genere umano. La discussione sentimentale ferveva sulla linea: Annina Pescara, che indovinava le parole del corrispondente, a udito, col semplicissimo rumore del coltellino che fa i segni, non aveva bisogno di lasciar correre la carta; poi, per non far udire le sue risposte in ufficio, dal rumore del tasto, aveva stretta moltissimo la vite del tasto, che così non faceva più chiasso. Immersa nell’ombra, con le spalle appoggiate alla poltroncina, ella parea dormisse, con una manina bianca allungata e