Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/36

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32 telegrafi dello stato


e del Natale non te ne importa niente: dammi il cambio. —

Ebbene, la mite creatura non aveva osato risponderle, che il Natale le importava molto e che da un mese pensava di andare al San Carlo, quella sera: e aveva fatto il favore, a chi glielo chiedeva con poca delicatezza. Quando la direttrice lo aveva saputo, aveva detto: — Povera Achard! abusano di voi. —

Così Clemenza Achard era lì, accanto a Maria Vitale, che aveva il naso rosso e lacrimava da un occhio pel forte raffreddore. Maria sfogava un malumore ingenuo, fisico e morale, perchè non poteva respirare e perchè doveva stare in ufficio di Natale.

— Figurati, cara Achard, che ho avuto appena il tempo di ascoltare le tre messe di Natale, alla chiesa dei Pellegrini, poi siamo andate con mammà, mia sorella e Gennarino, dalla comare, donna Carmela, che è panettiera e ha tanti denari. Ci ha dato il caffè: ma che caffè! mi pareva veleno: questo raffreddore non mi fa sentire più nessun sapore e poi il pensiero di dover venire in ufficio, alle due e mezza! Ho pranzato sola, all’una e mezza, sopra un angolo di tavola: un piattino di maccheroni ed un pezzetto di stufato; poi un mostacciuolo, che la comare mi aveva regalato. Tutta la famiglia mia avrà pranzato insieme, verso le tre, poi sono andati a teatro di giorno, al Fondo: si fa La figlia di madama Angot. Beati loro, che si divertono. Alle nove saranno già a casa e andranno a dormire, essi che hanno avuto la consolazione di godersi Natale.

— Se papà tuo ti viene a prendere alle nove, perchè non ti fai condurre a teatro?