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La Conquista di Roma 321

stringe in un meschino orgoglio, in un’ambizione piccolina. Ecco trecento persone, quaggiù, che hanno ingegno e che hanno studiato, che hanno coraggio fisico e coraggio morale, che hanno coscienza onesta e carattere d’uomo. Ebbene, questi trecento ingegni, queste trecento audacie, queste trecento volontà, queste coscienze e queste intelligenze, che cosa vogliono tutte, senza eccezione, a qualunque costo?»

«Esser ministri.»

«Ministri: a qualunque costo. E in questa voglia implacabile, ditelo voi, non si sgretola forse miseramente l’ingegno? Questo ingegno che farebbe miracoli di bellezza e di utilità, applicato all’arte e alla scienza, non si sfinisce, senza risultato?»

«È vero,» disse lui.

«Inventare una macchina che renda gli uomini più felici, moralmente o fisicamente, non è forse meglio che far cadere un ministero? Non è meglio fare una statua, dipingere un quadro, scrivere un libro?»

«È vero,» rispose lui.

«E il coraggio, crede Ella che conservi lo stesso impeto d’azione, lo stesso slancio di auda-