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424 La Conquista di Roma


«Per la cosa o per la persona che più mi interessano nel mondo, ve lo prometto.»

«Quando tornerete?»

«Questo non posso dirvelo: non posso venir sempre: quando potrò, verrò.»

«Sta a voi, Angelica, di tornar presto. Ma non potreste dirmi, così, un giorno, un’ora?»

«A che serve? Vi duole l’aspettarmi? Non siete qui in casa vostra?»

«Sì, sì: ma ditemi almeno un giorno...»

«Non vi piace l’aspettarmi forse? Avvi alcuna cosa che vi piace di più?»

«Nessuna, Angelica, nessuna.»

«Ebbene?»

«Ebbene, se sapeste, per chi ha la dolcezza di aspettarvi, Angelica, quale amarezza è il non conoscere nè il giorno, nè l’ora in cui arriverete! Questo ignoto è un tormento, è un incubo, è una sofferenza così grave, nel cuore, nel cervello, Angelica, che se la sapeste, vi farebbe una grande pietà. Doveste anche ingannarmi o non potere, ditemi un giorno!»

«Oggi è domenica,» ella disse, pensando, «nè domani, nè dopo domani, nè mercoledì, il mio tempo è preso crudelmente. Verrò