Pagina:Serao - La conquista di Roma.djvu/440

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
436 La Conquista di Roma

poesia, di una frase una emozione e di una bontà un eroismo, — l’uomo che ama.

Seduta accanto a lui, nella pace di quel salotto profumato di fiori, fra i molli colori e le pieghe ricche, profonde, persuaditrici d’intimità delle stoffe, fra quella bizzarra intonazione di oggetti esotici, perduti gli occhi in un punto luminoso, d’oro, di un tessuto, ella gli parlava di sè, del suo cuore, delle ineffabili tristezze che niuno doveva sapere, che lui sapeva, delle piccole gioie spirituali, i brevi godimenti che si narrano solo a sè stessi o alla più intima persona.

La delusione di Angelica, dopo il matrimonio, non era stata improvvisa, ma graduale, continua, discendendo ogni giorno di più, per una via di piccole amarezze, sino alla indifferenza e alla solitudine; le oneste speranze di felicità coniugale, i bei sogni puri di amore lungo e tranquillo, la fiducia di un’anima leale, si erano frantumati, sgretolati, miseramente, contro la grande, ardente, egoistica passione di don Silvio: la politica. Non era la catastrofe di un minuto solo, la immensa catastrofe che atterra, ma da cui si solleva, per forza naturale, l’anima forte: era lo stillicidio quotidiano che scava, che scava, che