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La Conquista di Roma 445

un ritrovo di amiche: neppure un’ombra di emozione, neppure il minimo imbarazzo. Sangiorgio ne interrogava il viso, ogni volta: era sereno, senza che lo turbasse nè paura nè vergogna.

Veniva, si sedeva, come in una casa qualunque, non un palpito nella voce, non un tremito nella mano, nulla della donna che commette un’azione furtiva, nulla che indicasse l’inganno fatto. Oramai ella non trovava più difficoltà a venire, le pareva una cosa semplice, naturale; capitava sempre, fra due visite, usciva dalla Camera, andava dall’ambasciatrice di Russia, era venuta per un momento, un momento solo, prima di salire all’ambasciata; capitava fra due affari, uscendo dalla sua sarta che era in Piazza di Spagna, per andare da Janetti a comperare un oggetto e veniva a chiedere il consiglio di Sangiorgio sopra un vestito, sopra uno scrignetto del Rinascimento. Una volta, crudelmente, comparendo, gli disse:

«Son passata di qui, per caso; ho pensato che forse eravate in casa, sono salita...»

Un’altra volta egli era dietro ai vetri, guardando nella piazza, temendo di aprire per non