Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/204

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BEVERINO FERRARI ir,7 Bisogna poi dire che questa felicità, da un altro punto di vista, è un difetto. Severino non è un poeta (li canti ; egli cerca delle parole, e le dice. Il suo linguaggio rivela a ogni passo l’im¬ potenza della fantasia. Per pochi versi belli, quanti altri faticosi, incerti, vani: quanti aggettivi inu¬ tili, quante zeppe! Caratteristici sono gli sciolti, dove la parola, perduta, quella magia della rima, dovrebbe render lume di per se stessa; e resta buia, greve: — Un giovin merlo. un po’ tondo, un nidiace, a cui in burba d’esperienza era per anco in fieri.... un crai getta da gotteragnoìa ben tronfia ; oppure, fuor dagli «sciolti : Ritorna maggio ventilando l’ali gonfie de l'aura, piate di fioretti ! — o rose, o maggio, o cieli, 1111 dolce senso date a questa gentil, date d’amore. e aitai innumerevoli. Anche le cose migliori, a leggerle freddamente, mostrano di queste falle; quartine strascicate, versi e rime senza significato, pezzi interi che non rendono più suono di una noce guasta. Ricordia- chè gli par d'essere ini pieni) di magnifiche giunchìglie che si mnoi:a. che hhblglic.... o non I10 bisogno di notare l’insistenza della rima florida, clic si rivela in una debolezza, alla fine, delia coniuga¬ zione antiquata : 1111 poeta vero non l’avrebbe tollerata.