Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/273

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22<i SCRITTI DI RENATO SERRA famigliare e pur vago, un desiderio sottile che gli fa sempre compagnia e gli fiorisce la strada di episodi, cht* egli accetta e raccoglie senza distin¬ guere troppo quel che è veramente trovato da ciò che è soltanto cercato. Pare che abbia rinunziato a scegliere e a semplificare. Si contenta di rac¬ contare, con una diffusione che mescola il deli¬ zioso al comune, la poesia che avrebbe voluto fare; e die qualche volta gli nasce, in mezzo al rac¬ conto, con una freschezza indicibile. In ogni modo, la parte che si potrebbe dire schematica, introduttiva, — il pretesto per arri¬ vare alla poesia pura, ò tanto semplice e tanto scoperta in lui, che non dà noia. La si vede e si mette da canto, come un particolare della perso¬ na, una di quelle abitudini, che sfuggono al giu¬ dizio, perchè fan parte della fisonomia. K Paul Fort; è ben naturale che vada a spasso e che guardi ! D’altronde, questa ballata par com¬ posta espressamente per metterci sott’occhio tutti i tratti più caratteristici e più famigliari di quella fisonomia. Qui sono le sue simpatie; la. mattina e la pri¬ mavera. (Fine d’aprile questa, precisamente, mi sembra : cantano le cinciallegre, le rondini son tornate da un pezzo: e si sente la lunghezza di un’alba quasi estiva. Ma l’aria fresca pizzica, e non è impregnata di odori ; non è ancor maggio). È curioso che quasi tutte le avventure della poesia di Fort sono in primavera, fra marzo e giugno, direi; e antimeridiane. Egli ha anche delle sere bellissime, e qualche chiaro di luna ammirabile; su delle graminacee, sul mare elettrico, e via via. Ma la sua vera proprietà è l’aurora, la musica della mattina, la calma del mezzogiorno. Qui sono anche, riassunti o echeggiati, quasi