Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/348

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le lettere 301

discuterli più: Marradi, Mazzoni. Sono poeti? Ci son pochi che abbian voglia di riaprire il volume per rispondere alla domanda.

Sappiamo che c’è sopra loro una bellissima recensione di Carducci; che non permetterà di dimenticarli. Abbiamo anche in mente che Marradi per la pienezza del verseggiare, e Mazzoni per la finezza castigata e precisa dell’espressione, dovesser valere meglio di molti di noi. Ma insomma il volume oggi è chiuso. (Ci ritorneremo con interesse di storici: come lettori e cronisti l’abbiamo lasciato).

Così son chiusi i volumi di Gnoli. Il quale si chiama anche col nome di Giulio Orsini, e con altri nomi: è tanto tempo che scrive, cominciò prima del ’70, che i nostri padri, a Roma, non c’erano ancora arrivati. È un eccellente letterato, e aveva anche disposizioni singolari alla poesia, che tentò in molti modi. Ci sarà, nei manuali, un paragrafo per lui, staccato dai su ricordati, a cui noi dobbiamo unirlo nel rapido saluto.

Questi son lontani; ma hanno almeno un nome e una figura. E gli altri? Vecchi e giovani, noti e ignoti, professori e ribelli.... par di sentire un fruscio di gialle foglie secche, ammucchiate e confuse da uno strascico di vento.

Si può pescare qualche cosa nel mucchio. Ci son dei nomi che hanno un significato.

Troviamo Chiesa, per esempio. Ci fece dubitar molte volte, con quella sua durezza e rancura di espressione, d’esser davanti a un poeta, non ancora liberato dalle catene della sua materia. Era un dubbio sproporzionato. Fr. Chiesa è un buon letterato, che scrive dei sonetti e delle odi con una coscienza applicata e laboriosa; ma non raggiunge altro, di tanto in tanto, che quella felicità che