Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/383

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33(5 SCRITTI DI HKNATO SICURA volta di esser lettori sopra una pagina, ei fa cor¬ rugar la fronte con una ansia di nomini davanti alla pietà e alla oscurità sorda della vita. Pochi hanno mai parlato come Ini delle madri e dei figli ; dei vecchi e dei giovani. Vicino al Fanzini, per dignità e anche per finezza di lavoro, si trova l’Albertazzi ; un altro carducciano mancato, che attraverso gli errore* della letteratura ha trovato una personalità di prosa e di racconto, assai cara nella sua discre¬ zione. È anche lui uno di quei letterati di seconda luce, come ne hanno avuti parecchi le nostre scuole secondarie, che lavorano a cose diverse, fra scuola e critica e erudizione, con molto garbo, e stampano inoltre romanzi e novelle, di cui si dice, che son scritti bene, con un significato della frase, un po’ diverso dal solito. La critica lo ri¬ corda con stima, e il pubblico lo accoglie anche nei giornali e nelle riviste di moda con un ri¬ spetto vago, in cui non è entusiasmo, ma una certa soddisfazione e fiducia ; nessuno lo mette¬ rebbe, per esempio, al disopra di Zuccoli, con le parole, ma nemmeno al disotto: si sente una qual¬ che differenza, che può essere inferiorità di suc¬ cesso, ma uon certo d’ingegno. Come si sa, Albertazzi è uno scolaro del Car¬ ducci, che ritrasse dal maestro, oltre che la le¬ zione consueta di italianità e di stile, anche la curiosità della storia, ma più come diletto e rac¬ conto che come studio scientifico e interesse uma¬ no: e non uscì dall’ideale carducciano per un pezzo, adattandosi a dei lavori solo in apparenza metodici di erudizione, ed esercitando con dei postiches non molto felici la sua facoltà di nar¬ rare e insieme l'affezione e l’obbligo della tradi- zion letterata, l>i suo aggiungeva, oltre che la