Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/430

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Le Lettere 383

laborare alla Romania e la gente si commuoveva a pensare che le canzoni di gesta potessero essere nate come i funghi e i poemi (l’Omero, proprio sotto le tende degli eserciti carolingi; c’è, vegeto e ammirabile nella sua robusta vecchiezza, il D’Ancona; il Oomparetti e altri della vecchia guardia, a cui la serietà e la grandezza del lavoro compiuto fa onore anche presso quelli che ne sanno poco.

Ma sono lontani. Il maestro vero di letteratura per noi è rappresentato meglio dal Torraca; in cui si sente almeno tanta acutezza «l’intelligenza quanta è precisione di dottrina; e l’ima e l’altra possono servir bene a castigare con asprezza le arroganze così dei chiacchieroni come dei mestieranti dell’erudizione.

Anche fra i giovani che lavorano più severamente oggi, si cerca e si apprezza l’ingegno: e si vede bene in quelli che sono capofila dell’ultima generazione, non meno per la produttività scientifica positiva che per l’acume della mente, come Ezio Levi; che pecca solo nello scrivere con qualche pretesa di colorito un po’ volgare.

Insomma, la pura erudizione, alla tedesca, come si suol dire, l’erudizione come una fede e un ideale e un valore assoluto, non si sente più.

E accade che anche quelli che la possiedono cerchino di farla valere con dei mezzi e dei ripieghi estranei a quella che è la sua importanza e la sua bontà intima, di cui si è perduta un poco la certezza. Così fanno i giornalisti e gli intervistatori, che nel presentare al pubblico la notizia di qualche novità o di qualche opera veramente nobile di ricerca — sia la ricostituzione di un testo, la scoperta e l’identificazione di un codice, il catalogo di una collezione o il riordinamento di