Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/73

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26 scritti di renato serra


Ma la parola antica sotto quell’occhio fisso si stacca dal foglio; si anima, si allarga, acquista un valore che investe tutta la vita degli uomini; ossia la vita del poeta.

(.... così guarda, o saggio
tu nel dolore, cupo fiume errante:
passa e le mani reca dal passaggio
sempre più sante.)

Oppure egli corre colla memoria il passato,

(Rivedo i luoghi dove un giorno ho pianto);

e si fissa su quel pensiero, su quella parola; sul pianto, sul sorriso; e tanto vi resta, fin che la parola sembri quella stessa e insieme anche un’altra; fin che in quella trasfigurazione semplice e senza materiale mutamento il mistero del passato gli sembri risolto in un nuovo e consolante senso:

(un sorriso mi sembra ora quel pianto.
Rivedo i luoghi dove ho già sorriso....
Oh! come lacrimoso quel sorriso!)

La gente del suo paese dice per uso un proverbio, quando alcuno si risenta con brivido improvviso, «È passata la morte»: ma all’orecchio di lui il breve motto suona lungo, e passa fra sillaba e sillaba un soffio di mistero e di eternità:

(Veduta vanita
com’ombra di mosca:
ma ombra infinita
di nuvola fosca
che tutto fa sera:
la morte....
                  com’era?)

Dovrò io riprendere tutta l’opera sua punto per punto? Mostrare le parvenze fuggitive, le immagini, i fantasmi, le parole che la sua mente