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XIX

(Speranze dalla Crimea).

Santo Stefano, giugno 1854.

. . . Sai che io comincio ad avere un filo di speranza. E sai chi me la dá? I gesuiti. La condotta di questi uomini furbi ed astuti mi fa[nno] capire che essi vedono annerarsi l’aere, e cercano novelli protettori non confidando piú nei vecchi. Roma, per suoi interessi religiosi, deve accostarsi alle nazioni occidentali, e secondo esse modificare la sua politica; perché se vince il russo, Roma è finita, o è in grandissimo pericolo. Quelle volpi scodate de’ gesuiti, presentono questa necessitá, e mutano registro: quindi si dánno alla nazione cattolica piú dichiarata nemica della Russia, cioè alla Francia. Io m’attendo non piccoli né lontani avvenimenti. Faccia Dio che questo paese non cada in peggior disgrazia. Attendiamo con l’ansia d’una lunga speranza. E tuo nipote1 che ne dice? Quanto varrebbe ora il senno e l’esperienza di tuo zio2. Non vorrei uscire di qui per andare in paese straniero, e quivi piangere su le sventure della mia patria!


  1. Nome convenzionale. Il nipote era Giorgio Fagan, segretario della legazione inglese di Napoli. [Nota di Raffaele Settembrini]
  2. Lo zio era sir William Temple Ministro inglese a Napoli, di cara e venerata memoria. Antonietta, era Antonio Panizzi, direttore del Museo Britannico. I cugini erano lord e lady Holland. [N. di R. S.]