Pagina:Sextarius Pergami saggio di ricerche metrologiche.djvu/128

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sure alle necessarie esigenze di un uso frequente, anzi quotidiano, è assai verisimile, che siasi presa per uniti la quarta parte di un peso da cento libbre (Centenarium, v. sotto § 4), come quella, che rappresentava una massa, che senza grave difficoltà un uomo poteva ad ogni momento sollevare colle proprie mani, e che in tal guisa, mediante una partizione decimale, siasi sentita a formare la così detta libbra grossa da 30 once. Il Lupi con molto acume ha indotto, che questa esistesse già nel 828. In una carta di precario a favore della chiesa di S. Alessandro, è stabilito che ogni anno certo Agemundo da Taliuno debba pagare aut oleo librar tres aut tres denarios (Lupi, Cod. dipl. 1, 673). Il Lupi fa seguire queste considerazioni: Hine enim colligitur, quod libra olei tune unum valebat denarium, quorum duodecim solidum efficiebant. Si quidem igitur libra, quae ad pensandum oleum tune Bergomi adhibebatur, ejusdem erat ponderis, ac ea, qua modo Bergomates utuntur, triginta nempe unciarum, quum hodie libra olei quinquaginta circiter solidis constet, hi vero sexcentorum denariorum libram conficiant, denariorum tune temporis pretium, id ipsum dicas de solidis, sexcentis circiter vicibus hodiernum excedebat; quod rationibus ab eruditis viris initis congruit. Quare rursus hie conficitur, libram, quae tunc Bergomi usurpabatur, ejusdem fuisse ponderis, ac illa, quam modo adhibemus (ibid. 675). Questi calcoli non sono punto contraddetti anche da più recenti autori (Guérard e Leber in Vuitry, o. c. p. 289 seg.), e per essi acquista assai verisimiglianza la supposizione che, come ne’ secoli posteriori, così fino dal 828 certe materie, a cagion d’esempio, l’olio, si pesassero colla