Pagina:Sino al confine.djvu/285

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cio attraverso l’inferriata, con l’intenzione di afferrarle i capelli: ma ella si ritrasse a tempo mentre egli gridava:

— Ma di’! ma di’! Questa superbia? Dove l’hai appresa? Dove?

— Dal Galateo! Lo ha scritto un monsignore, sapete! Lo avete mai letto?

Egli sbuffò, pestò i piedi, se ne andò; ma fatti pochi passi tornò indietro, e disse con voce bassa e minacciosa:

— Se non fosse per un riguardo verso tua madre, consiglierei loro di non venire; e bada come parli in presenza loro! Essi conoscono già la tua empietà, la tua sfacciataggine, e.... non tutti sono indulgenti come lo sono io!

— Perchè vengono, allora? — ella gridò; e una fiamma di collera le brillò negli occhi.

Da lungo tempo aveva perdonato: tuttavia il pensiero di ritrovarsi alla presenza del suo ex-confessore le destava un senso d’ira e d’angoscia. Parole di odio e di rimprovero le salivano alle labbra, mentre si vestiva accuratamente per ricevere i due canonici, che dopo il suo ritorno non aveva ancora riveduti. Se li figurava invecchiati, anche loro assaliti dai fantasma del rimorso. Il canonico Felix avrebbe pronunziato sottovoce, tremando, il nome del povero morto: il canonico Bellìa avrebbe più del solito abbassato le palpebre livide. Ella intanto si guardava nello specchio, compiacendosi di apparirti ben diversa dalla scar-