Pagina:Sino al confine.djvu/81

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— È mia! È mia! Mettiti bene in mente che d’ora in avanti voglio essere io la padrona, qui! Ricordatelo.

— La padrona è nostra madre. Tu hai promesso....

— E tu, tu, che cosa hai promesso, miserabile? — ella disse minacciandolo coi pugni. Hai promesso di rovinarti e rovinarci? Ma io non lo permetterò, capisci, non lo permetterò mai.... mai! Piuttosto ti farò morire di rabbia, ti caccerò via di casa. Vattene, hai capito, sì o no? Non senti come piange quella disgraziata, non senti?

Infatti si udiva la signora Zoseppa singhiozzare, in cucina. Luca rinculò e tacque, colpito dal dolore di sua madre, e per qualche tempo parve ridiventare saggio o almeno animato da buoni propositi.

— Arriverà un giorno in cui tutti quanti voi, che ora mi tormentate pretendendo di guidarmi come un bimbo, mi rispetterete come padrone — diceva a Paska. — Vedrai, vedrai! Se mi riesce un progetto guadagnerò in una settimana ciò che tu non hai guadagnato in quarant’anni!...

— E Dio ti esaudisca! — rispondeva Paska convinta. — Il talento ce l’hai; così tu avessi un po’ di buona volontà!...

Ma i giorni passavano ed egli non metteva in esecuzione il suo progetto: accoccolato accanto al fuoco come una donnicciuola, si con-