Pagina:Slataper - Il mio carso, 1912.djvu/107

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amore, carne accasciata! Il tuo spirito è soggetto al caso. Una persona è morta: e tu non credi più. Sei una forma qualunque dell’universo che solo in questo può essere superiore: vincere l’orgogliosa abitudine, e morire. Tu ti puoi persuadere del mistero. Puoi rinunziare. Essere umile, sereno.

L’abisso non fa orrore. Si può scivolare giù. Solo bisogna lanciarsi più in là per non portare con sè i sassi fragorosi. Andar giù zitti. Non disturbare il freddo silenzio dell’universo. Come l’acqua nell’acqua.

O, o! — ma anche può essere che tu non sai sopportare un dolore, amico. Può essere, non è assolutamente certo, caro. Può anche essere che ora io ti parli soltanto per paura di morte. Ma se fosse vero che tu muori perchè non sai sopportare un dolore? Perchè sei incerto? Ora viene l’angoscia. La sentite? L’aria è spasimante sotto le sue grandi mani. Le nuvole serrano la luna. Sangue, nero. Silenzio. — Dio!

Dio muto e fermo sul trono.

Non voglio! È vigliacco morire senza una certezza. Per nessuno; ma per me, per me, non posso ancora morire. No, sincero, si, sincero: perchè bisogna esprimere questo momento. Esprimere. Tutta la vita è espressione. E dunque osserva la tua morte con la calma necessaria, e preparati un efficace stato d’animo. Ma perchè? Io vado avanti. Io sono un poeta. Si, vado avanti, certamente. Il mare è in fiamme. Il cielo è grande. Notte, buona sorella, un po’ di vento va e viene. Come sarebbe quieto dormire.

Notte! voglio te, mamma! non venga la luce, non voglio l’alba.