Pagina:Slataper - Il mio carso, 1912.djvu/57

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 58 —

scappammo davanti alle guardie di pubblica sicurezza e lontani, a branchi, continuammo a cantare:

Non deporrem la spada
fin che sia schiavo un angolo
dell’itala contrada.
Non deporrem la spada
fin che sull’alpi Giulie
non splenda il tricolor.


E a casa trovammo la mamma piangente di affanno e di paura per noi. Ci si bacia, e si va a dormire, soddisfatti.




Io ebbi uno zio garibaldino che a quattro anni mandava in lettera al babbo un pezzo di pane di collegio per fargli gustare che roba gli davano; e a tredici scappò dal collegio, di notte, gridando: — Viva l’Italia! — , e camminò, senza un soldo, da Fiume a Venezia, per arrolarsi con Garibaldi. Non lo presero perchè era troppo giovane; ma gli promisero una lira al giorno per il mantenimento. Egli prese la lira e la buttò nel canale: che non voleva soldi da chi aveva meno di lui. Un parente lo trovò seduto su un rio, sbocconcellante un tocco di pane, sodisfatto. — Da giovane combattè.

Era abile commerciante, pieno di risorse e iniziative. Fu povero, ricchissimo, quasi povero, agiato. Una volta capitò nel suo scrittoio uno, dicendo che zio gli doveva dieci