Vai al contenuto

Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/225

Da Wikisource.

Prefazione ccxiii


Che i nostri cari eredi siano esenti
Da tasse di registri e successioni.
Così bestemmierà pur Compagnoni.

Il quale, dice una nota, era “Proposto della tassa Successioni,„ e agiva “a guisa de’ più esosi Pubblicani.„

Ne’ funerali in San Pietro, essendosi il 10 di giugno rovesciata dal tumulo la statua della Religione, uscirono subito due epigrammi, uno de’ quali, alludendo al libro pubblicato da Gregorio mentre era frate col titolo: Il Trionfo della Santa Sede, diceva:

     Frate, esaltasti Religione in carte;
Papa, morte le desti e non trionfo;
Sul tumul tuo volle riporla l’arte:
Sdegnò di starvi, e diede abbasso un tonfo.

Finalmente, una lunga sentenza, intestata:

REGNO DE’ CIELI.
In nome del Padre Eterno Iddio,

e pronunziata dalla Commissione straordinaria mista, sedente in Paradiso (mista, cioè, di santi dottori e di santi soldati, a somiglianza, con rispetto parlando, di quelle miste di azzeccagarbugli e di birri, delegate da Gregorio a commettere tante vendette legali contro i patriotti), riassumeva gli atti più importanti del suo pontificato, e lo condannava al fuoco eterno.

Ma per annunziare il Conclave che elesse Pio IX, Pasquino tempera alquanto la virulenza, e pubblica un Manifesto teatrale, in cui prima di tutto dice che dopo sedici anni di silenzio (quanti, cioè, ne aveva regnato Gregorio), si riapre il Teatro al Quirinale (dove il Conclave doveva tenersi), con una bravissima Compagnia Comica; e poi dà l’elenco degli attori e delle parti, un gioiello di verità arguta.