Pagina:Sonetti romaneschi II.djvu/237

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e stirato che si possa desiderare. Il tempo musicale di esso ha il valore di due buone massime. </ref> de la Morte
L’ho ssentito strillà ttre o cquattro vorte
Giù in ner portone e ssotto a la finestra.
              
     La lemosina, ha ddetto la maestra
C’ar purgatorio je va a uprí le porte,
E ffa ll’anime sante íllere1 e fforte
Com’a nnoiantri er vino e la minestra.
              
     Caso che nnoi ste porte oggi l’uprimo,
Mamma, cor un baiocco de soffraggio,
Chi scappa fora?„ “Chi sse trova er primo„.
              
     “Perché nun l’ha l’inferno st’avantaggio?„
“Segno, fijja, che nnoi cuanno morimo 2
Famo3 pe annà a l’inferno un antro viaggio„.


Roma, 8 dicembre 1832 - Der medemo




UN PESSCE RARO


 
     Tra le trijje, linguattole4 e sturioni
Com’e cquelli ch’er Papa magna a ccena,
Tra li merluzzi e ll’antri pessci bboni
De che ll’acqua der mare è ttutta piena,
              
     Ce sta un pessce c’ha ttanti de zinnoni,
Faccia de donna e ccoda de bbalena,
E addorme l’omo co li canti e ssòni;
E sto pessce se chiama la serena. 5
              
     Disce er barbiere6 e ll’antre ggente dotte
Che sta serena tutte le sonate
E le cantate sue le fa de notte.
              
     Ecco dunque perché le schitarrate
Che ffanno li paini7 a le mignotte,
Le sentimo chiamà le serenate.


Roma, 8 dicembre

no match

1832 - Der medemo


  1. Ilari.
  2. Moriamo.
  3. Facciamo.
  4. Sògliole.
  5. Sirena, sulla quale il popolo spaccia le più strane notizie.
  6. Ne’ barbieri e ne’ calzolari risiede tutto lo scibile del volgo: e sono essi tenuti per oracoli!
  7. Eleganti, damerini, ecc. Chiunque ha un abito con falde è un paino.