Pagina:Sonetti romaneschi II.djvu/379

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CHI HA FFATTO HA FFATTO


 
     Non piussurtra,1 Anna mia: semo a lo scorto: 2
È spiovuto er diluvio de confetti.
Ecco li schertri3 a ddà a li moccoletti
L’urtimo soffio. Er carnovale è mmorto.
              
     Già ssona er campanon de lo sconforto, 4
E ggià st’acciaccatelli5 pasticcetti 6
Vanno a ccasa a ordinà li bbrodi stretti
D’orzo, ranocchie e ccicorietta d’orto.
              
     E ccurri, e bballa, e bbeve, e ffotte, e bbascia!
Ggià ssò ttutti scottati: ma stasera
Da la padella cascheno a la bbrascia. 7
              
     Domani è la manguardia8 de le Messe
Co la pianeta pavonazza e nnera,
Domani ar Mementò-cchià-ppurvissesse.9

no match

Roma, 17 gennaio 1833


  1. Non plus ultra.
  2. Siamo al fine.
  3. Carabinieri pontifici, successori dei gendarmi francesi, chiamati scheletri dal popolo, a cagione degli alamari bianchi che, sul principio della loro instituzione, portavano attraverso al petto.
  4. L’ultima sera di carnevale, all’un’ora di notte, principia a suonare la campana che avverte il popolo della predica del giorno seguente, e così continua per tutta la quaresima.
  5. Infievoliti.
  6. Zerbini.
  7. Proverbio, dinotante “andare di male in peggio„.
  8. Vanguardia.
  9. “Memento homo, quia pulvis es„, etc.