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Pagina:Sonetti romaneschi II.djvu/93

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Sonetti del 1832 83

OMO AVVISATO, È MEZZO SARVATO.[1]

     Sarti[2] de pal’in frasca oggi, Carmelo:
Me risponni irre orre,[3] e nun ce stai.[4]
Tu la lègge[5] de Ddio puro la sai:
Quinto, nun ammazzà: cquesto è Vvangelo.

     Er lupo muta er pelo e ’r vizzio mai:[6]
E pprotenni[7] che llui mutassi er pelo?
Che cce faressi? Vòi dà un pugno in celo?[8]
Chi ha pprudenza l’addopri, o cce so’ gguai.

     Dar tett’in giù,[9] s’è fatto l’impossibbile
Pe’ pportallo a le cose der dovere:
Dar tett in zu,[10] Ddio sa cquer ch’è ffattibbile.

     Uno schiaffo, lo so, vò ’na stoccata:[11]
Ma ppoi che nnova c’è? gguarda er barbiere:
Se sfogò, mma cche fesce? Una frittata.[12]

6 febbraio 1832.

  1. [Proverbio.]
  2. Salti, ecc., cioè: “non istai al proposito.„
  3. Rispondi con incertezze, equivocamente.
  4. Cioè: in cervello.
  5. Colla e larga, come appunto lègge da leggere.
  6. Proverbio.
  7. Pretendi.
  8. Modo proverbiale.
  9. Cioè: “umanamente parlando, secondo l’uomo.„
  10. Cioè: “giusta i mezzi superiori.„
  11. Comune sentenza del popolo.
  12. Far la frittata, vale: “rovinare un negozio.„