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| 338 | Sonetti del 1834 |
LO SCUMMUNICATO.
Nun prenno[1] pasqua: ebbè? scummunicato
Ho ppiù ffed’io,[2] che un Giuda che la prenne;[3]
Perché un bijjetto se crompa e sse venne,[4]
E er chìrico[5] ne sa ppiù der curato.
E nnun ce vò[6] ggran testa per intenne[7]
Ch’er corpo de Ggesù Ssagramentato
Tanti vanno a mmaggnasselo[8] in peccato,
Come le colazzione e le merenne.[9]
E ss’io pe’ nnun commette[10] un zagrileggio,
Nun essenno indisposto[11] a cconfessamme,[12]
Soffro l’infamia, er tabbellone,[13] e ppeggio,
Credo d’èsse[14] ppiù ffijjo de la Cchiesa,
Che cquelli che sse crompeno[15] le fiamme
Co’ un boccone[16] o ttre ppavoli de spesa.[17]
11 maggio 1834.
- ↑ Non prendo.
- ↑ Ho più fede io.
- ↑ Prende.
- ↑ Si compera e si vende.
- ↑ E il chierico ecc. Vedi il sonetto intitolato Li chìrichi [29 nov. 33], alla nota... [6]
- ↑ E non ci vuole.
- ↑ Intendere.
- ↑ A mangiarselo.
- ↑ Le colezioni e le merende.
- ↑ Per non commettere.
- ↑ Non essendo disposto.
- ↑ A confessarmi.
- ↑ Il tabellone, o il cartellone è la lista degli scomunicati per non soddisfatto precetto pasquale, e si appende alla porta maggiore di S. Bartolommeo all’isola Tiberina il giorno 25 di agosto. Vi figurano sempre nomi oscurissimi della feccia del popolo, perchè o gli altri sono prudenti, o per essi sono prudenti i curati.
- ↑ Credo d’essere.
- ↑ Che si comperano.
- ↑ “Qui manducat et bibit indigne, iudicium sibi manducat et bibit.„
- ↑ Vedi la nota citata già qui sopra alla nota 5.