Pagina:Sonetti romaneschi IV.djvu/46

Da Wikisource.
36 Sonetti del 1834


L’ARTE FALLITE.

     Adesso ch’è la moda ggenerale
Che ss’abbi da mutà ttutti li gusti,
E ttutto, all’occhi de sti bbelli fusti,
A ttempi antichi se1 fasceva male,

     Chi llavorava veste d’urinale,2
Ciprïa, tacchi, guardanfanti e bbusti,
Pe’ l’ingiustizzia de sti tempi ingiusti
Termina la vecchiaja a lo spedale.

     Mo nnun useno ppiù ddomenichini,3
Perché ddescenza e ppubbrico decoro
Nun zo’ ppiù mmarcanzia4 da figurini.

     Ma llassino durà sta bbella jjjòjaFonte/commento: Sonetti romaneschi/Correzioni e Aggiunte,5
E, dde l’usanze vecchie, a ttempi lòro
Nun resteranno che ssovrani e bboja.

11 dicembre 1834.

  1. Si.
  2. [Perchè allora usavano orinali di vetro, vestiti di sala come i fiaschi.]
  3. Servitori che dalle semi-dame si assumevano vestivano e pagavano nelle sole domeniche o altre feste per esserne seguite alla chiesa o al passeggio. Alla sera deponevano la livrea e tornavano alla lor libertà sino alla festa seguente.
  4. [Mercanzia: merce.]
  5. Con questa frase è come si dicesse: “Un po’ più che questa storia la duri,„ ecc.