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Pagina:Sonetti romaneschi V.djvu/215

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Sonetti del 1843 205

L’INNUSTRIA DER MESTIERE.

     Ve do pprima du’ essempi, eppoi me spiego.
Che addopra in ne le cammere er pittore?
Colori senza colla. Er muratore?
Dà ccarcia senza carcia[1] e ssenza sprego.

     Er ceraròlo[2] spaccia all’aventore[3]
Cannelotti coll’anima de sego.
Fin quer zervo-de-ddio[4] de mastro Diego
Lavora leggno fresco[5] e sse fa onore.

     Ecco: io dunque, che sso’ mmatarazzaro,
M’ingeggno co’ le scimisce,[6] e a ’ggni letto
Ar men’ ar meno sce ne ficco un paro.

     Lassa che ppoi la scimiscétta covi,
E in cap’a un mese o ddua co’ sto ggiuchetto
Vedi si ffai li matarazzi novi.

13 agosto 1843.

  1. [Calcina senza calce, ovvero calcina troppo magra, direbbero a Firenze.]
  2. [Ceraiuolo.]
  3. [A chi va a comprar da lui, alla sua “posta.„]
  4. [Quel bacchettone.]
  5. [Anzichè stagionato. Mastro Diego, come si vede, fa il falegname.]
  6. [Con le cimici.]