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Pagina:Sonetti romaneschi VI.djvu/383

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Sonetti italiani 373


MIA VITA.[1]

     Certo è ch’io nacqui, e con un bel vagito
Salutai ’l mondo e il mondo non rispose:
Andai a scuola, studiai molte cose,
E crebbi un ciuco calzato e vestito.

     Una donna mi tolse per marito,
Scrissi versi a barella e alcune prose:
Del resto, come il ciel di me dispose,
Ebbi sete, ebbi sonno, ebbi appetito.

     Stetti molti anni fra gl’impieghi assorto,
E fin che non disparver dalla scena
Amai gli amici e ne trovai conforto.

     Oggi son vecchio e mi strascino appena:
Poi fra non troppi dì che sarò morto,
Dirà il mondo: “Oh reo caso! andiamo a cena.„[2]

30 settembre 1857.

  1. [Dalle cit. Poesie inedite; vol. II, pag. 24]
  2. Vedi [nella pagina seguente] il sonetto intitolato: Mia morte.