Pagina:Sopra i presenti motti di guerra in Friuli.djvu/10

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che. Fin quì dalle cose, che noi abbiamo discorso si deduce, che l’officio del buon Principe sia di conservar li suoi popoli, tenerli in quiete, che godano il suo, che siano ricchi et commodi, il che si fà con la giustizia, con l’arte, e con la mercanzia. Per tornar donque al tempo di guerra, riusciranno dalle cose dedotte vere tutte le seguenti proposizioni, che li moti d’arme, che fanno i Prencipi giusti saranno ò per necessità, ò per propria difesa, ò per conservazion dei loro Stati, ò per ributtar le ingiurie, ò per sollevazione de’ loro soggetti, ò finalmente per ripararsi da qualche danno imminente, che gli minacciasse grave rovina. Queste fermamente, overo altre di simil natura, credo che siano quelle cagioni, che debbano far mover le armi, et si è pienamente provato, che si deducono da i fonti della natura, et dalla ragion delle genti, dalle quali deriva ancora il Principato. Oltr’a cio, niuno potrà negare, che prevedendo alcuno il suo danno à quello non debba porger riparo con ogni poter suo; giuste dunque saranno quelle armi, che fu il nostro intento, che saranno promosse da alcuna delle ragioni di sopradette, et ingiuste all’incontro saranno quelle, che le si opponeranno, conciosiache il giusto tra due parti, che s’azzuffano, non può essere, che da un canto solo, et è di mestieri, che se una parte ha ragione, l’altra abbia torto. Hora che la Giustizia sia dal canto de’ Sig. Veneziani, è pur troppo manifesto, secondo essi la guerra, spinti da tutte le predette cagioni. E prima per necessità, perche non avendosi mai potuto trovar riparo che gli Uscocchi non usciscano à depredare nelli Stati della Republica necessario era con la forza ributtar tanta insolenza. Nam que verbis componi non possunt, disse Herodoto, armis decernuntur. Affermata ancora da Tullo Rè, come racconta Dionisio, nelle sue istorie. Quindi nasce la propria


difesa