Pagina:Sopra lo amore.djvu/12

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6 marsilio ficino


e forma gran parte del contenuto della loro prosa e poesia, ha anzi appunto in questo volumetto la sua espressione più piena, completa e matura. Sicchè esso giova massimamente ad illuminarla; a illuminare, cioè, quello che costituì il perno principale attorno a cui girò la nostra antica letteratura. E se si ripubblicano tuttora e si leggono i trattati d’amore del cinquecento, che rappresentano la decadenza e la degenerazione di questa speculazione sull’amore, tanto più era opportuno ridare alla luce un trattatello, come questo, frutto del momento e dell’uomo in cui tale speculazione non era ancora diventata artificio, convenzione o scherzo, ma si conservava fede intellettuale viva, animato dallo sconfinato entusiasmo devoto con cui la cultura superiore e più raffinata dell’epoca, precisamente soprattutto in Marsilio come suo più perfetto esponente, aveva scoperto, abbracciato, rivissuto in sè l’antico pensiero platonico-alessandrino.

Ma l’interesse principale che offre il presente trattatello è quello cui queste ultime parole ci richiamano: cioè l’interesse filosofico. E tale interesse è duplice. Riguarda, anzitutto, lo scritto di Marsilio considerato semplicemente come commento al Convito platonico: giacchè (come abbiamo altra volta avuto occasione di avvertire ed esemplificare)1 il Ficino, forse per l’affinità di temperamento intellettuale, e certo per l’appassionato e ardentemente adesivo abbandono del suo proprio pensiero al pensiero di Platone, riuscì quasi sempre a penetrare quest’ultimo con più intima profondità di quanto, non ostante l’apparato critico immensamente progredito, non abbiano saputo fare molti moderni. Poichè (precisamente al contrario di quel che oggi, e specie tra contemporanei, si pratica) il segreto per penetrare il pensiero d’uno scrittore è quello di non porsi contro di esso in atteggiamento di critica ostilità, bensì quello di lasciarsi anzitutto trasportare, con simpatia e con sincera disposizione a trovarlo vero, dalla corrente di

  1. Cfr. di chi scrive Il Genio Etico (Bari, Laterza, 1912).