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| 288 | sotto il velame |
che gli si getta;[1] il maledetto Pluto è fatto tacere col ricordo delle vendette celesti;[2] Flegias è, senz’altro domato a far la volontà di Virgilio,[3] il Minotauro è eccitato a furia tale, che gli impedisca d’impedire il passo;[4] Chiron centauro intende le ragioni di Virgilio e dà un de’ suoi che porti Dante in su la groppa;[5] Gerione è fatto salir su con un inganno[6] e indotto poi a concedere i suoi omeri forti;[7] i diavoli sono in questo e quel modo schivati ed asserviti; Lucifero, consenta o no, a lui non si parla; e dei suoi peli i due si fanno scala a convertirsi ver Dio.
Sono questi, ed altri ancora, ostacoli alla via che Virgilio supera da sè, col suo figliuolo in compagnia. Ora a me pare che essi assomiglino in qualche modo ai “fantasmi„ che S. Agostino dice che ci convien cancellar dalla memoria per aver perfetta la santificazione e la vivificazione;[8] chè i fantasmi sono le traccie lasciate nella memoria dai movimenti che contrastano l’anima.[9] Ma siano o non siano codesti fantasmi, nemici sono al certo. E sono di tre specie: unicorpori, bicorpori, tergemini o tricipiti. Gli unicorpori sono fino a Dite, i bicorpori nel primo cerchietto della malizia, i tergimini e tricipiti nel secondo e terzo di questi cerchietti. E
- ↑ Inf. VI 25. L’idea di gettar terra nella gola di Cerbero è, mi pare, tratta dal comento di Servio (Aen. VI 395): «Cerbero è la terra, cioè, consumatrice di tutti i corpi... Onde si legge Ossa super recubans; chè la terra consuma presto le ossa». Alla terra, terra. Polvere sei e polvere tornerai.
- ↑ Inf. VII 8 segg.
- ↑ Inf. VIII 19 segg.
- ↑ Inf. XII 16 segg.
- ↑ ib. 83 segg.
- ↑ Inf. XVI 106 segg.
- ↑ Inf. XVII 40 segg.
- ↑ De mus. VI 16, 51.
- ↑ ib. II, 32 e 33.