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Pagina:Sotto il velame.djvu/314

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292 sotto il velame

lo faceva acconcio barcaiuolo dell’eternità. Ma, insomma, egli esce, per questo suo uffizio, dalla norma comune; al modo di Caronte.

Nel primo cerchietto della malizia sono fantasmi di due nature: Minotauro, Centauri, Arpie, cagne... Anche le cagne? Ecco: le cagne che lacerano i dissipatori,[1] sono d’origine antica, credo. Nella selva sono anche le Arpie. Ebbene le Arpie, nell’Eneide, sono sì nelle Strofadi e sì nell’Averno. Onde Servio annota:[2] “Intendi che già fossero uccise (al. morte) o che, secondo Platone ed altri, fossero là simulacri delle Arpie vive.[3] I loro simulacri bene si pongono nell’inferno; le quali (al. perchè) si dice siano anche Furie„. Invero Servio crede che “la più grande delle Furie„[4] sia l’Arpia stessa che annunzia nelle Strofadi il futuro danno ai Troiani.[5] Or dunque Dante poteva con Servio e anche con Virgilio, credere che le Arpie fossero Furie. Ed ecco che Servio afferma che le cagne ululanti al sopravenir di Proserpina[6] sono Furie; e più chiaramente,[7] che le Arpie sono Furie e perciò cagne, “di che si dice ancora che rapiscon via le mense, il che è uffizio delle Furie: di che ancora si finge che gli avari (in Dante non gli avari, ma i dissipatori, che sono molto simili ai prodighi e perciò molto affini agli avari; e non è inutile avvertire che le

  1. Inf. III 124 segg.
  2. Aen. VI 289. Da notare che non solo da questo libro, ma da questo verso ha certo Dante derivato molto: «Gorgoni, Arpie e il fantasma tricorpore» che in Servio trovava interpretato per Erilo o Gerione.
  3. Qui Dante trovava la conferma del concetto Agostiniano. Del resto i mostri di Virgilio sono concepiti a quel modo.
  4. Aen. VI 605.
  5. Aen. III 252.
  6. Aen. VI 257.
  7. Aen. III 209.