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Pagina:Sotto il velame.djvu/406

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384 sotto il velame

in opposizione le sette beatitudini ai sette peccati, ai quali secondo S. Agostino sono opposti i doni dello Spirito; dà a divedere che ha certo pensato a qualche cosa di simile. Poi nella visione della foresta sono sette candelabri, che sembrano questi doni.[1] Infine in ogni cornice vi è, di carità opposta al vizio, un esempio tratto dalla dolce storia di Maria.

Donde ciò? Da questo che Maria è come il simbolo del purgatorio, perchè ella ebbe duplice “purgazione„ dallo Spirito, avanti e mediante la concezione dell’uomo Dio; ch’ella fu “mondata„ dall’infezione del fomite, sì che a lei si riferiscono le parole del Cantico: Tutta bella sei, amica mia, e “macchia„ non è in te.[2] Or poichè questa sua purgazione e mondizia è opera dello Spirito, dacchè ella è “quell’unica sposa dello Spirito santo„;[3] si ha da credere che in essa valessero questi doni o spiriti o virtù; e che Dante, come vide il primo fatto, così asserisce il secondo. Tanto più che i doni sono tra loro connessi nella carità, come quelli che sono alcuni abiti che perfezionano l’uomo a ciò che prontamente segga l’istinto dello S. S.: e “lo S. S. abita in noi mediante la carità„.[4] Ora chi dice Maria, dice carità:[5]

               Qui sei a noi meridiana face
               di caritate:

come esclama Bernardo nel paradiso.

Ma più certo indizio del pensiero di Dante è nel

  1. Purg. XXIX 50.
  2. Summa 3a 27, 3.
  3. Purg. XX 97 seg.
  4. Summa 1a 2ae 69, 1, 3, 4, e 5.
  5. Par. XXXIII 10 seg.