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Pagina:Sotto il velame.djvu/454

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432 sotto il velame

Lia va “movendo intorno le belle mani a farsi una ghirlanda„;[1] Matelda va anch’ella “cantando ed iscegliendo fior da fiore„.[2] Eppure! Rachele raffigura la vita contemplativa perchè, tra altro, il suo nome s’interpreta “visum principium„, e così lei appaga “lo vedere„;[3] mentre Lia vedeva poco, era di deboli occhi, lippis oculis.[4] Questo difetto della vista di Lia fu di principal momento a determinare il significato mistico di lei in comparazione della veggente sorella. Ora Dante raffigura, in sogno, Lia che dice:[5]

                Per piacermi allo specchio qui m’adorno:

in un atto che è di contemplazione, perchè la sua

                             suora Rachel mai non si smaga
               del suo miraglio, e siede tutto giorno.

Come mai quest’altra Lia, che è Matelda, quelli occhi che avrebbero a essere lippi, li ha tali che[6]

               non credo che splendesse tanto lume
               sotto le ciglia a Venere...?

Altro che lippis oculis è codesta Lia! O come? Così. La vita attiva sta diventando contemplativa; è già disposta alla contemplazione. Dante ha, con l’esercizio delle virtù morali, acquistata, attraverso il fuoco dell’ultimo peccato, la mondizia della vista. È disposto a vedere. Non è così? È così? Perciò Lia si piace allo specchio e perciò Matelda ha gli occhi luminosi.

  1. ↑ Purg. XXVII 98 seg. 101 seg.
  2. ↑ Purg. XXVIII 41.
  3. ↑ Purg. XXVII 108.
  4. ↑ Gen. XXIX.
  5. ↑ Purg. XXVII 103 segg.
  6. ↑ Purg. XXVIII 63 segg.