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| il vestibolo e il limbo | 57 |
ma come assomiglia questa espressione[1]
incontanente intesi e certo fui
che quest’era la setta dei cattivi,
a quest’altra,[2]
gran duol mi prese al cor quando lo intesi
però che gente di molto valore
conobbi che in quel limbo eran sospesi;
e la conoscenza non è, qui, seguita da alcun nome, come nè l’altra:[3]
poscia ch’io v’ebbi riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltate il gran rifiuto.
C’è, mi pare, un grande studio per far vedere che sono simili e dissimili nel tempo stesso; e quanto simili e quanto dissimili! Simili: quelli sono un turbine di rena, questi una selva[4]. Simili: quelli sono nel vestibolo perchè visser senza infamia e senza lodo; questi sono nel limbo, non per fare, ma per non fare[5]. Simili: quelli sono sdegnati dalla misericordia e dalla giustizia; e questi hanno sì mercedi, ma non basta, per ottener la misericordia; e non peccarono, perciò la giustizia non aggiunge martirii al loro duolo;[6] e hanno gli uni e gli altri un eterno desiderio, che invidia è chiamato negli sciaurati, e disio nei sospesi, ma un desiderio senza speranza;[7] e gli uni e gli altri vivono nell’oscurità;