Pagina:Specchio di vera penitenza.djvu/198

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170 distinzione quinta — cap. vi.

rotta natura tradotto per la seminale generazione, non è tenuta la persona di confessarsene, ma di ricevere la purificazione del battesimo; il quale è ordinato da Dio in rimedio del peccato originale, come la penitenzia è rimedio del peccato attuale.


Qui si dimostra quale è la seconda maniera de' peccati.


La seconda maniera de’ peccati sono i peccati veniali. E intorno a ciò considerremo tre cose. In prima diffiniremo che cosa è peccato: appresso diremo che differenzia è tra ’l peccato veniale e ’l peccato mortale: nel terzo luogo diremo se de’ peccati veniali si dee l’uomo confessare.


Qui si dimostra che cosa è il peccato.


In prima si conviene dire che cosa è il peccato. E dice santo Agostino: Peccatum est onne dictum, vel factum, vel concupitum, quod sit contra legem Dei: Peccato è ogni detto e fatto, e ogni cosa desiderata contra alla legge di Dio. E dice san Tommaso, esponendo il detto di santo Agostino, e mostrando com’egli ha sofficientemente difinito il peccato, che al peccato concorrono due cose. La prima è l’atto che si fa o che si produce; e questo si mostra in ciò che dice ogni detto, ch’è atto fatto o prodotto colla lingua; e fatto ch’è atto prodotto e fatto colle mani, o con qualche altro membro del corpo; o cosa desiderata, ch’è atto della volontade, prodotto dentro dal cuore. La seconda cosa che concorre al peccato, si è il difetto della dirittura cioè della diritta ragione, che ha a dirizzare l’operazione e gli atti umani nel debito fine. Ed è il fine debito degli atti umani la beatitudine eterna. Quello che dirizza gli uomini alla beatitudine eterna è la legge di Dio, la quale ordina e regola la ragione e gli atti