Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/124

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CCXIX

Riamata, gioisce.

     Ben si convien, signor, che l’aureo dardo
Amor v’abbia aventato in mezzo il petto,
rotto quel duro e quel gelato affetto,
tanto a le fiamme sue ritroso e tardo,
     avendo a me col vostro dolce sguardo,
onde piove disir, gioia e diletto,
l’alma impiagata e ’l cor legato e stretto
oltra misura, onde mi struggo ed ardo.
     Men dunque acerbo de’ parer a vui
esser nel laccio aviluppato e preso,
ov’io si stretta ancor legata fui.
     Zelo d’ardente caritate acceso
esser conviene eguale omai fra nui
nel nostro dolce ed amoroso peso.


CCXX

Tenace e dolce è questo suo nuovo amore.

     Signor, poi che m’avete il collo avinto
di sí tenace nodo e cosí forte,
poi che a me piace, ed Amor vuol ch’io porte
nel cor voi solo e nullo altro dipinto,
     a voi convien per quel gentil instinto,
che natura e virtú v’han dato in sorte,
volger pietoso le due fide scorte
verso chi di suo grado avete vinto.
     Carità, pace, fede ed umiltate
sian le nostr’armi, onde si meni vita
rado o non mai menata in altra etate.
     E sia chi dica: — O coppia alma e gradita,
ben avesti le stelle amiche e grate,
sí dolcemente in un voler unita!