Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/19

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i - rime d'amore 13


XVI

Vorrebbe aver arte adeguata ai meriti di lui.

     Sí come provo ognor novi diletti,
ne l’amor mio, e gioie non usate,
e veggio in quell’angelica beltate
sempre novi miracoli ed effetti,
     cosí vorrei aver concetti e detti
e parole a tant’opra appropriate,
sí che fosser da me scritte e cantate,
e fatte cónte a mille alti intelletti.
     Et udissero l’altre che verranno
con quanta invidia lor sia gita altera
de l’amoroso mio felice danno;
     e vedesse anche la mia gloria vera
quanta i begli occhi suoi luce e forza hanno
di far beata altrui, benché si péra.


XVII

«Io non v’invidio punto, angeli santi...».

     Io non v’invidio punto, angeli santi,
le vostre tante glorie e tanti beni,
e que’ disir di ciò che braman pieni,
stando voi sempre a l’alto Sire avanti;
     perché i diletti miei son tali e tanti,
che non posson capire in cor terreni,
mentr’ho davanti i lumi almi e sereni,
di cui conven che sempre scriva e canti.
     E come in ciel gran refrigerio e vita
dal volto Suo solete voi fruire,
tal io qua giú da la beltá infinita.
     In questo sol vincete il mio gioire,
che la vostra è eterna e stabilita,
e la mia gloria può tosto finire.