Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/21

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i - rime d'amore 15


XX

Egli doma ogni cuore con la sua bellezza.

     Il bel, che fuor per gli occhi appare, e ’l vago
del mio signor e del suo dolce viso,
è tanto e tal, che fa restar conquiso
ognun che ’l mira, di gran lunga, e pago.
     Ma, se qual è un cervier occhio e mago,
potesse altri mirar intento e fiso
quel che fuor non si mostra, un paradiso
di meraviglie vi vedrebbe, un lago.
     E le donne non pur, ma gli animali,
l’erbe, le piante, l’onde, i venti e i sassi
farian arder d’amor gli occhi fatali.
     Quest’una grazia agli occhi miei sol dassi
in guiderdon di tanti e tanti mali,
per onde a tanto ben poggiando vassi.


XXI

Nulla può Amore per lei: tempo e fortuna l’aiuteranno.

     — S’io, che son dio, ed ho meco tant’armi,
non posso star col tuo signor a prova,
ed è la sua bellezza unica e nova
pronta mai sempre a tante ingiurie farmi,
     come a tuo prò poss’ora io consigliarmi,
e darti il modo, con che tu rimova
quel saldo ghiaccio, che nel cor si trova,
per via di preghi, di consiglio o carmi?
     Ti bisogna aspettar tempo o fortuna,
che ti guidino a questo; ed altra via
non ti posso mostrar, se non quest’una. —
     Cosí mi dice, e poi si vola via;
ed io mi resto, al sole ed a la luna,
piangendo sempre la sventura mia.