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XXX

Egli canta con dolcissima armonia.

     Fra quell’illustre e nobil compagnia
di grazie, che vi fan, conte, immortale,
s’erge più d’altra e vaga stende l’ale
del canto la dolcissima armonia.
     Quella in noi ogni acerba cura e ria
può render dolce, e far lieve ogni male;
quella, quand’Euro più fiero l’assale,
può render queto il mar turbato pria.
     Il giuoco, il riso, Venere e gli Amori
si veggon l’aere far sereno intorno,
ovunque suoni il dolce accento fuori.
     Ed io, potendo far con voi soggiorno,
a l’armonia di quei celesti cori
poco mi curerei di far ritorno.


XXXI

Sullo stesso argomento.

     Chi non sa come dolce il cor si fura,
come dolce s’oblia ogni martire,
come dolce s’acqueta ogni desire,
sí che di nulla più l’alma si cura,
     venga, per sua rarissima ventura,
una sol volta voi, conte, ad udire,
quando solete cantando addolcire
la terra e ’l cielo e ciò che fe’ natura.
     Al suon vedrà degli amorosi accenti
farsi l’aere sereno ed arrestare
l’orgoglio l’acque, le tempeste e i venti.
     E, visto poi quel che potete fare,
crederà ben che tigri, orsi e serpenti
arrestasse anche Orfeo col suo cantare.