Pagina:Stampa, Gaspara – Rime, 1913 – BEIC 1929252.djvu/36

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L

L’immagine di lui è scolpita nel suo pensiero.

     Poi ch’Amor mi ferí di crude ponte,
vostra mercé, qual sète vivo e vero,
v’ho scolpito nel fronte e nel pensiero,
sí che nessun sembiante piú s’affronte.
     Il viso stesso, il proprio stesso fronte,
il proprio ciglio umilemente altero,
gli occhi stessi, i due sol de l’emispero,
le stesse grazie e le fattezze cónte;
     in questo il mio ritratto è dissimile:
ché, qual mi sète, vi mostra alteretto,
là dove sète a tutti gli altri umile.
     Ora, per far ch’anch’io v’abbia perfetto,
per far ch’anch’io pur v’abbia a voi simile,
emendate anche meco un tal difetto.


LI

Ad Amore, che la soccorra.

     Vieni, Amor, a veder la gloria mia,
e poi la tua; ché l’opra de’ tuoi strali
ha fatto ambeduo noi chiari, immortali,
ovunque per Amor s’ama e disia.
     Chiara fe’ me, perché non fui restia
ad accettar i tuoi colpi mortali,
essendo gli occhi, onde fui presa, quali
natura non fe’ mai poscia, né pria;
     chiaro fe’ te, perché a lodarti vegno
quanto piú posso in rime ed in parole
con quella, che m’hai dato, vena e ingegno
     Or a te si convien far che quel sole,
che mi desti per guida e per sostegno,
non lasci oscure queste luci e sole.